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Charlie Chaplin

Quando la sorte s'impadronisce del destino dell'uomo, non usa nè pietà nè giustizia.

lunedì 9 gennaio 2012

LA MORTE TI FA BELLA - DEATH BECOMES HER

La morte mi fa bene.



Cosa possono fare insieme Robert Zemeckis, Meryl Streep, Goldie Hawn e Bruce Willis?
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Un cult frizzante ed imperdibile per gli amanti della commedia nera. Zemeckis, chiama a se, un cast eccezionale e amalgamatissimo, che riesce nell'intento e si fa carico di una morale non da poco.
Il film si incarica di portare sugli schermi temi non troppo familiari al cinema, quali l'eccesso della chirurgia plastica Hollywoodiana e il desiderio o meglio la brama di eterna giovinezza, raggiunta a costi inaccessibili nel mondo del cinema e non solo.
Si può dire tutto di Zemeckis, ma non che non sia audace, infatti, è sempre stato un regista visionario, qualche passo avanti ai colleghi.
Decine i titoli da ricordare (http://www.mymovies.it/filmografia/?r=634), da la trilogia di "Ritorno al futuro" che ha segnato un' epoca, a "Forrest Gump": chi di noi non l'ha visto???
Al mitico e sempre innovativo "Chi ha incastrato Roger Rabbit.  Per non dimenticare "Polar Express" che grazie alla "Performance Capture" ha dato vita a un movimento cinematografico ricco e florido, a cui seguirà "A Christmas Carol".
Insomma Zemeckis ad alcuni piace ad altri no, ma rimane indubbio, che abbia influito, per certi versi, a cambiare la grande macchina chiamata Cinema.


Trama (non contiene spoiler)

Tra i difetti dell'attrice Madeline Ashton (Meryl Streep), ne spicca uno: rubare i futuri mariti all'amica scrittrice Helen Sharp (Goldie Hawn). Tutto passa in sordina, fin quando non decide di rubargli anche il chirurgo Ernest Menville (Bruce Willis). Qui, in preda ad un'esaurimento nervoso, Helen inizia a programmare la sua vendetta lenta e implacabile...
Passano 14 anni e il matrimonio tra l'attrice e il chirurgo è alla deriva. In preda all'alcolismo Ernest non pratica più da chirurgo ma fa "Il beccamorto delle star" e Madeline devastata dal normale invecchiamento cerca continue soluzioni per bloccare la giovinezza.
Qui si insinua la figura di Helen, che miracolosamente snella e bellissima, mette in atto il suo piano diabolico...

Il film, con toni e ambienti grotteschi, è pronto a descrivere il mondo della chirurgia plastica e delle attrici, che non soddisfatte del loro aspetto, sottopongono i loro corpi, a cure mostruose e in fin dei conti inutili.
Leggendo le critiche su internet, si legge di questo film, che pur volendo trasmettere una morale, non riesce del tutto  nel suo intento, e si perde a metà non riuscendo a diventare un vero cult.  Tutto ciò a parer mio non è del tutto vero; Il film, infatti, presenta vari momenti di esaltazione fini a se stessi e delle volte si perde nel seguire la via principale, ma è anche vero che tratta argomenti seri e facendolo, fa da tramite fra lo spettatore e il mondo della chirurgia.
La ricerca spasmodica della giovinezza, non è un tema cosi originale per il grande schermo; il regista però  decide di affrontarlo con una miscela di ironia e funereo che dà stile e vita all'opera. Essa infatti all'inizio desta non poco sospetto allo spettatore che spiazzato e attonito guarda il susseguirsi delle vicende con distacco, ma che alla fine si ritrova a immedesimarsi in uno dei tre personaggi, in un crescendo che risulta mai banale e sempre ironico.
A par mio il film è collegato prettamente ai vizi capitali, a parte la Gola tutti gli altri si manifestano nei protagonisti,  rendendo il tuo sapientemente giostrato.
Il film, infatti, ha bisogno, come molti altri del genere, di varie visioni per carpire fin in fondo il suo vero spirito.
 Film che si  sofferma e riflettere sull' amicizia e sui torti che inavvertitamente si commettono.

Parte Tecnica:

La storia si svolge tra tre periodi storici: Il 1978, il 1992 e in fine il 2029;  i periodi si riconoscono facilmente tramite dei titoli che palesano la data attuale.
Le musiche sono sempre azzeccatissime e molto curate ed  insieme ad un montaggio fatto a regola d'arte rendono l'opera un piacere per gli occhi e le orecchie.
Uso della direzione del suono ottimo, il rumore del tuono è quasi sempre sintomo di idee malvagie e questo rende il tutto molto GUSTOSO.
Inquadrature composite che rendono tutto molto curato, usando la tecnica del "fuoco selettivo" il regista decide a suo piacimento cosa lo spettatore deve o non deve seguire.
Fondamentale anche l'apporto che il trucco da al film; "Eccezionale" il trucco fatto alle due dive.
Una menzione in più agli effetti speciale; infatti il film vinse l'oscar nel 1993 come miglior effetti speciali realizzati dall'Industrial, Light & Magic di George Lucas.
La scelta delle tre star che compongono il cast risulta ottima; a parte una Meryl Streep sempre in forma e perfetta, troviamo un Bruce Willis fuori dagli schemi che riesce ad esaltare ogni scena diventandone il principe. L'attore riesce a non far passare il suo personaggio, poco autoritario e sottomesso dalla vita, nell'anonimato,  e riesce egregiamente a non farsi rubare la scena dalle due attrici.
I dialoghi risultano sempre frizzanti e briosi riuscendo sempre ad amalgamarsi con la storie e le immagini. Un esempio ne è la frase di Ernest che cito:

"IO NON HO ASSOLUTAMENTE ALCUN INTERESSE PER MADELINE ASHTON"
nella scena successiva i due (Ernest e Madeline) convolano a nozze.

Da non dimenticare poi alcune sequenze brillanti, quali le scene dell'ospedale e del dottore, le 2 scene della caduta dalle scale e per finire la scena del fucile con tanto di lancia e divano.


Per chiudere:
Se vorreste vedere un film classico dai toni seri e che non vi prenda in giro, in un mondo un pizzico diverso dalla realtà, girate a largo da " LA MORTE TI FA BELLA".
Se invece siete pronti a scoprire un nuovo Zemeckis e a farvi quattro risate,  questo è il film è per voi, intriso di sarcasmo e di irriverenza. Una bella pellicola, che passata un pò in sordina a da dire ancora parecchie cose.
Pacchetto perfetto per una serata tra amici che vogliono staccare la spina dai troppi pensieri che li tormentano.
FONDAMENTALMENTE diabolico.








martedì 3 gennaio 2012

L'ULTIMA ECLISSI - DOLORES CLAIRBONE





Qualche volta fare la carogna è la sola cosa che resta ad una donna. 


Qualcuno dice che adattare un libro di Stephen King ad un film sia sinonimo di successo, io dico che la sola presenza di Kathy Bates in quel film valga appieno il prezzo del biglietto. 
Recitare, è un compito sacro, perché l'attore è colui che interpreta e trasmette emozioni e sensazioni; ma essere quel personaggio è ben diverso dal recitarlo e basta. Kathy Bates, che del proprio corpo è riuscita a farne un punto di forza, in questo è divina, riuscendo a far suo ogni angolo oscuro del personaggio, cosi Kathy diventa Dolores e Dolores diventa Kathy.
Non è la prima volta che questi due grandi artisti (Kathy Bates e Stephen King) s'incrociano nelle loro carriere, era già successo in “Misery non deve morire”, film che spero di recensire presto. 
Qui Kathy Bates è magnifica in ogni sfaccettatura, riesce benissimo a capovolgere le apparenze e far rimanere lo spettatore basito. 


TRAMA: 

Selene, giornalista di New York, ricevuto un misterioso fax, scopre che la madre, Dolores, è stata accusata dell'omicidio di Vera Donovan, ricca donna a cui faceva da governante; arrivata sull'isola deve fare i conti con un passato burrascoso che l'ha spinta anni addietro ad andare via da quell'isola. 
Sull'isola vive John Mackey, ispettore a cui viene affidato il caso.  Sul suo curriculum esiste solo un neo : la morte di un uomo rimasta impunita,  che lui attribuisce a Dolores. 
Il film descrive tre storie diverse ma molto collegate: la vita familiare di Dolores, la vita lavorativa di Dolores e il rapporto con la figlia ormai grande. 
Su questi tre punti inizia un incrocio tra presente e passato che ci racconterà la vita di una donna che ha dovuto combattere per avere tutto. Addentrandoci nella storia verremo coinvolti dal rapporto madre/figlia, rapporto che evidenzia come a volte più si è simili più si è in contrasto. 

Film unico, avvincente e spietato, insomma tutto quello che in un film vorreste trovare qui c'è. I colpi di scena non sono per niente prevedibili, e quando arrivano buttano lo spettatore in un abisso di dubbi e incertezze. 
Nell'opera tutto diventa fondamentale. Le mura di una casa o di una banca prendono un significato mistico e terrificante, i personaggi sono spesso identificabili a creature diaboliche e meschine; ne è un esempio limpido l'ispettore sempre pronto a stuzzicare e molestare la protagonista con battute pungenti e provocatorie. 
Ogni cosa è studiata a pennello, e anche il traghetto diviene un'allegoria del passaggio emotivo che i passeggeri subiscono; in questo mondo alterato, dove niente è quello che sembra, l'istinto primordiale dell'essere umano prende il sopravvento e una madre diviene una leonessa pronta a far di tutto per salvaguardare il proprio cucciolo;
In determinate situazioni della vita è proprio vero che tutto si rovescia: i nemici divengono i migliori consiglieri e chi dovrebbe essere al tuo fianco assume le fattezze del tuo peggior nemico. 

Film molto femminista che dovrebbero guardare soprattutto gli spettatori del sesso opposto, CI GUADAGNEREBBERO. 


PARTE TECNICA: 

Il film viaggia tra due livelli temporali (presente e passato) con una struttura di flashback ECCEZIONALE, nuova per me. Il salto temporale si avverte con un cambio di tonalità che fa percepire che si tratta di un ricordo, anche allo spettatore più inesperto. 
Il sapiente regista mette in mostra tutta la sua bravura trasportando non più una sola storia, ma bensì tre; in effetti, una è marginale, e giustamente poco analizzata, ma di fondamentale importanza per la fluidità della storia. 
I Flashback hanno una struttura diversa e originale,  non disorientano ma fanno partecipare lo spettatore ai ricordi, in questo modo la narrazione diviene brillante e mai noiosa. 

Ci si imbatte, in un'opera forse poco conosciuta sia di Stephen King,  che di Taylor Hackford, regista, che qualcuno ricorderà sicuramente per "Ufficiale gentiluomo" , per "L'avvocato del diavolo" o per "Ray". 
Questo regista adopera una regia complessa; l'opera, infatti, inizia con una scena composita, a parer mio, l'inquadratura iniziale dei rami che il regista ci mostra , fa da preambolo a tutto ciò che seguirà. 
Durante la visione ci si imbatte in innumerevoli inquadrature che vorranno trasmettere più di quel che sembra, un esempio lampante: il mattarello che rotola verso la macchina da presa, vorrà forse dire che da li in poi la vita di Dolores andrà in rotoli?; 

Le inquadrature in quest'opera hanno un ruolo importante almeno quanto i dialoghi. Sono esse infatti che ci permettono di capire il tipo di conflitto che esiste tra madre e figlia e che ancora ci permettono di capire fino in fondo il carattere di Dolores. Se posso azzardare, anche la natura nella seguenza finale, darà la sua approvazione al gesto di Dolores. 
Infine ci sono varie inquadrature che riallacciano presente e passato in totale armonia e sinergia. 
I dialoghi sono frizzanti ed energici, e in questo Kathy Bates da il meglio; usa il carattere della protagonista nel miglior modo possibile, alternando un temperamento posato ed educato ad uno violento ed isterico, miscelando il tutto ad un umorismo nero tutt'altro che banale. 

L'unica cosa: avrei lasciato il titolo originale Dolores Clairbone, più legato al romanzo e più suggestivo di quel “L'ultima eclisse” che, dovrebbe fare effetto, ma sminuisce il lato psicologico del film. 

CAST:

Il cast è superlativo, infatti oltre ad una Kathy Bates di cui ho già tessuto le lodi sono presenti: 
Judy Parfitt bravissima nel ruolo della donna ricca; 
Christopher Plummer che riesce a trasformare il ruolo banale dell'ispettore in un'ottima interpretazione; 
David Strathairn da brividi nel vero senso della parola; 
John C. Reilly in veste drammatica; 
e se state attenti vedrete dei camei di altri attori famosi.. 

Da lasciar a bocca aperta la somiglianza tra la figlia del presente e quella del passato. (Jennifer Jason Leigh da adulta e Ellen Muth da quattordicenne) ECCEZIONALE. 


Per chiudere ritengo sia un film interessante da vedere, difficilmente si riesce a trattare un numero cosi elevato di temi; violenza, alcolismo, esaurimento nervoso, riconciliazione; tutti temi profondi trattati senza superficialità e con un tocco registico notevole. 
Svariati sono i momenti di esaltazione emotiva che lasciano il segno nello spettatore. In pochi film ho visto delle scene che spiazzano e lasciano esterefatti, i colpi di scena non mancano davvero e una volta entrati nel mondo di Dolores i 131 minuti volano. Finale sprezzante e avvertito ma comunque apprezzatissimo. 

DA GUARDARE ATTENTAMENTE. 

Chiudo dicendo: 
Un cuore buono non sempre fa la cosa giusta. 


FRASI: 

DOLORES: 

L'inferno non è un posto in cui vieni gettato di botto, no, l'inferno vero ti avvolge lento e imperterrito come una corda di lenzuola invernale bagnate. Il moccio che ti cola dal naso e le mani cosi gelate e scorticate che vorresti diventassero insensibili. Ed è solo dicembre e sai che per febbraio la pelle è cosi screpolata che si spacca tutta e prende a sanguinare se chiudi i pugni. Ma passa un altro lenzuolo e poi un altro e prima che te ne accorgi quelle lenzuola si stendono per ventanni. 

VERA: 

Dunque illuminami Dolores: << che cosa trasforma una donna fatta di pietra come te, nell'ammasso piagnucoloso che vedo davanti a me>> ? 


martedì 27 dicembre 2011

IL GRANDE DITTATORE - THE GREAT DICTATOR

Da chi iniziare se non da lui?

Il maestro del cinema muto prende parola e lo fa ottenendo un risultato a dir poco eccezionale.
L'opera inizia in piena tempesta comica, con alcune delle gag più copiate della storia, infatti, le risate non tardano ad arrivare, con un CHAPLIN in piena forma, che riesce a far ridere pur raccontando eventi crudeli e inumani.
Il maestro, esorta il pubblico, a reagire e a ribellarsi verso un potere oscuro e maligno, basti pensare che la pellicola è stata prodotta nel 1940 in piena ascesa hitleriana, ma di questo parleremo in seguito.
L'opera è inizialmente ambientata nel 1918 con la "Tomania" in guerra e un piccolo barbiere ebreo addetto alla "Grande Berta"(un enorme pezzo di artiglieria che suscita non poche risate), già qui ci sarebbe molto da dire visto come poi si sono svolti i fatti storici: ebrei prima ritenuti compagni di schieramento e poi visti come male supremo, ma comunque CHAPLIN non si ferma qui e tira dritto facendo vedere come si possa sentire un soldato che, mancato per 21anni, torna in Tomania e vede lo stato per cui ha lottato e sofferto trattarlo come verme della società.
Inizia allora un misto tra commedia delirante e drammi atroci, ed è qui che il maestro da il meglio di se, sia come entità suprema della commedia, sia come essere umano; una tra tante è la sua performance durante l'incontro con il maestoso "Bonito Napaloni o meglio Benzino Napaloni", chiara caricatura del nostro mussolini; CHAPLIN non salva neanche lui dalla sua satira, creando delle sequenze geniali e DIVERTENTISSIME, (io stesso che durante la visione dei film non sono rinomato per le mie risate, in queste scene ridevo a crepa pelle).
L'apice del film si ha quando il Barbiere ebreo per pura casualità viene sostituito con il dittatore Adenoid Hynkel e qui, tra gag e incertezze, arriva lì dove il Grande dittatore ha ammaliato il suo popolo; davanti a se un pulpito, e davanti ad esso migliaia di persone, qui il barbiere, sconfitta la paura e la timidezza, inizia il suo monologo, sì un monologo fatto da un ebreo perseguitato, ma un monologo sentito da ogni persona che dentro al petto ha un cuore che batte.

Chaplin si presenta in questa opera in veste di regista, produttore, sceneggiatore, attore, collaboratore-autore di alcuni temi musicali.

La mia intenzione non è quella di raccontare questa grandiosa OPERA di umanità ma solo scrivere quello in cui ci si imbatte guardandola. Il maestro fa apparire Hynkel debole e piuttosto manipolabile da parte dei suoi consiglieri, infatti, delle sequenze denotano l'illogicità di alcune mosse proposte da Hynkel, geniale anche in questo, CHAPLIN prende in giro sia hitler che la voglia umana di fare guerra.
L'idea nasce in CHAPLIN, quando nota la sua grandissima somiglianza dal vero dittatore, e incredibile ma vero, solo quattro giorni dividono anagraficamente la nascita dei due.
L'opera è un manifesto di denuncia contro ogni tipo di oppressione e malvagità e CHAPLIN è uno dei pochissimi, che pur lottando a suo modo, affronta la persona più potente e oscura del tempo, rischiando non poco visto che anche negli Stati Uniti lo stesso CHAPLIN avrà dei problemi con le fazioni dei neo-nazisti, e lo fa senza sottomettersi, deridendolo in ogni occasione.
A par mio il monologo finale non lo recita né il "barbiere ebreo" né il famosissimo personaggio "Charlot", ma lo stesso CHAPLIN addolorato da tanta malvagità e atrocità, lui per primo, decide che è il momento di appellarsi all'umanità che risiede in ogni persona e di dire basta a tanta crudeltà.
Lo stesso CHAPLIN anni dopo, confesserà:


"Se avessi saputo la portata del nazismo e le atrocità derivate da esso non avrei mai fatto il film."


Ma chiunque l'abbia visto, è felice che CHAPLIN ignorasse in quel momento, la reale drammaticità e le reali intenzioni della follia hitleriana, che di lì a poco sarebbero divenute palesi per il mondo intero.

Per chi volesse approfondire la vita di un'artista importantissimo come SIR CHARLIE SPENCER CHAPLIN consiglio:

- La mia autobiografia di Charlie Chaplin. LIBRO

- Charlot: un film di Richard Attenborough sulla vita di Charlie Chaplin interpretato da Robert Downey Jr.(Interpretazione strepitosa di un signor DOWNEY JR. "Spettacoloso")


Qui inserisco il link dell'ultimo monologo: